Nella società di oggi, tutto sembra correre. Le tecnologie ci permettono di comunicare istantaneamente, di viaggiare velocemente, di svolgere mille attività in poche ore. Sembrerebbe una conquista straordinaria. Eppure, sempre più persone provano una sensazione di stress, di fatica e di vuoto. È come se, nonostante il progresso, ci sentissimo meno padroni della nostra vita.
Il sociologo tedesco Hartmut Rosa ha cercato di capire questo paradosso, e ha sviluppato una teoria affascinante: la teoria dell'accelerazione sociale.
Secondo Rosa, nella modernità non possiamo più permetterci di "stare fermi". Per restare al passo, dobbiamo continuamente accelerare: imparare nuove competenze, cambiare abitudini, adattarci a nuove tecnologie. È un po' come correre su un tapis roulant: se smetti di muoverti, cadi. Questo fenomeno si chiama stabilizzazione dinamica: per mantenere la nostra posizione, dobbiamo accelerare sempre di più.
Ma questa corsa senza fine ha un prezzo. Rosa sostiene che l'accelerazione provoca alienazione: ci sentiamo estranei ai luoghi che abitiamo, agli oggetti che consumiamo in fretta, persino alle persone che incontriamo. Il tempo, invece di essere vissuto intensamente, diventa qualcosa da gestire, da ottimizzare. Non "viviamo" il tempo, ma lo "corriamo". Le nostre giornate si riempiono di attività, ma spesso ci manca la sensazione di vivere esperienze davvero significative.
Un altro paradosso osservato da Rosa è che, nonostante le invenzioni che dovrebbero "liberarci" tempo (pensiamo agli smartphone o ai treni ad alta velocità), in realtà ci sentiamo sempre più schiacciati dalle urgenze. È come se, liberato un momento, lo riempissimo immediatamente con nuovi impegni, nuove aspettative.
Di fronte a tutto questo, Rosa propone una strada diversa: cercare momenti di risonanza, cioè esperienze autentiche in cui sentiamo di essere in relazione profonda con noi stessi, con gli altri o con il mondo. Può trattarsi di un'amicizia vera, della passione per uno sport, dell'ascolto di una musica che ci emoziona. Non si tratta di fermarsi completamente, ma di trovare spazi in cui la vita riprenda il suo vero significato.
Personalmente, trovo che le riflessioni di Rosa siano molto attuali, soprattutto per i giovani. Oggi ci viene chiesto di essere veloci, performanti, sempre connessi. Ma forse, come suggerisce Rosa, la felicità non sta nel correre sempre di più, bensì nel riuscire a vivere pienamente ogni esperienza. Non dovremmo aver paura di rallentare ogni tanto, di prenderci il tempo per ascoltare, per riflettere, per sentire davvero.
In fondo, non è forse questo il vero senso della vita?
Riferimenti bibliografici:
H. Rosa, Accelerazione e alienazione. Per una teoria critica della tarda modernità, Torino, Einaudi, 2015
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