Capita a tutti, prima o poi, di vivere in automatico.
Ci si sveglia, si va a scuola, si scrolla il telefono, si fanno le stesse battute, si usano le stesse parole, si hanno le stesse opinioni degli altri. Si vive, ma senza pensarci davvero.
Il filosofo Martin Heidegger chiamava questa condizione oblio dell'essere. Il concetto sarà ripreso nei propri saggi sul romanzo da uno dei maggiori narratori del Novecento: Milan Kundera. Per Kundera la grande letteratura, il romanzo, costituisce un argine all'oblio dell'essere.
Oblio che non significa dimenticare il proprio nome o la propria storia. Significa qualcosa di più sottile e più grave: dimenticare di essere una persona unica, con una vita che è solo nostra e che nessuno può vivere al posto nostro.
La “chiacchiera”: quando parlano tutti, ma nessuno pensa
Secondo Heidegger, una delle cause principali dell’oblio dell'essere è la chiacchiera.
La chiacchiera non è semplicemente parlare tanto. È parlare senza assumersi la responsabilità di ciò che si dice.
È ripetere frasi fatte:
“Lo fanno tutti”
“Si è sempre fatto così”
“È normale”
“Funziona così la vita”
Nella chiacchiera nessuno decide davvero, nessuno rischia un pensiero personale. Le idee circolano, ma non appartengono a nessuno. Oggi potremmo dire che la chiacchiera vive benissimo sui social, nei commenti, nei trend, nei giudizi automatici.
Il problema non è comunicare. Il problema è smettere di pensare con la propria testa.
Vivere “come se”: una vita in prestito
Heidegger diceva che spesso viviamo “come si vive”, non come scegliamo di vivere.
Studiamo come se fosse l’unica strada.
Ci comportiamo come se dovessimo piacere a tutti.
Scegliamo come se non avessimo alternative.
È una vita al condizionale. Una vita in prestito, modellata sulle aspettative degli altri.
Così facendo, però, evitiamo la cosa più difficile: chiederci chi siamo davvero e cosa vogliamo.
La paura di essere se stessi
Per Heidegger, il motivo profondo di tutto questo è la paura.
Essere se stessi fa paura perché significa:
sbagliare
essere giudicati
restare soli
non avere risposte già pronte
È molto più comodo nascondersi nel “si dice”, nel “si pensa”, nel “si fa”.
Ma il prezzo da pagare è alto: una vita vissuta a metà.
Pensare non è isolarsi, è svegliarsi
Heidegger non invitava a scappare dal mondo o a disprezzare gli altri.
Invitava a svegliarsi.
Pensare non significa diventare strani o superiori.
Significa fermarsi ogni tanto e chiedersi:
Questa vita è mia?
Questo pensiero è davvero mio?
Sto scegliendo o sto solo seguendo?
Conclusione
L’oblio dell'essere non è una colpa morale. È una tentazione quotidiana.
Capita a tutti.
Ma la filosofia, dice Heidegger, serve proprio a questo:
interrompere la chiacchiera, smettere di vivere “come se”, e tornare a essere presenti nella propria vita.
Non per essere perfetti.
Ma per essere autentici.
