Viviamo in una società in cui il titolo di studio spesso viene considerato più importante della sostanza delle persone. Alain Deneault, nel suo libro La mediocrazia, denuncia proprio questo fenomeno: la classe dirigente moderna non è scelta per capacità reali o per competenze morali, ma spesso per diplomi, lauree e percorsi scolastici che conferiscono un senso di superiorità ingiustificato.
Secondo Deneault, il rischio è che la società premi chi sa seguire le regole dell’istituzione scolastica, ma non necessariamente chi sa pensare criticamente, agire con integrità o comprendere i problemi del mondo reale. Così, il “pezzo di carta” diventa uno strumento di legittimazione: chi lo possiede si sente automaticamente superiore e meritevole di governare, di prendere decisioni importanti, di guidare gli altri. Questo meccanismo crea la mediocrazia, cioè una società in cui il potere è concentrato nelle mani di persone mediocri, competenti solo nel rispettare procedure e norme, ma spesso incapaci di giudizio indipendente o di responsabilità etica.
Il libro ci invita quindi a riflettere sul valore reale della formazione: studiare serve a comprendere, a crescere e a sviluppare capacità personali e sociali, non a rivendicare un privilegio automatico. Deneault ci mette in guardia dalla presunzione di chi crede che il titolo di studio equivalga al diritto di essere ascoltato o obbedito. La vera leadership e la vera autorevolezza non derivano dai diplomi, ma dalla capacità di pensare, dalla saggezza e dal coraggio morale.
Per noi giovani, questo è un messaggio importante. Ci ricorda di non cadere nella tentazione di giudicare gli altri o sentirci superiori solo perché possediamo un certificato o un titolo. La società ha bisogno di persone responsabili, critiche e creative, non di funzionari ben diplomati ma vuoti di contenuto. La scuola dovrebbe essere uno strumento per crescere, non un biglietto per l’arroganza o per il dominio.
In conclusione, La mediocrazia di Deneault ci insegna a guardare oltre i titoli e a riconoscere che il valore di una persona non si misura con un pezzo di carta. Solo così possiamo costruire una società più giusta, in cui il merito vero – quello dell’impegno, della curiosità e della coscienza critica – conti più di ogni certificato.