martedì 13 gennaio 2026

La classe disagiata: quando la promessa di successo diventa illusione

Oggi molti giovani vivono una condizione paradossale: hanno studiato, si sono impegnati, hanno accumulato titoli e competenze, eppure si trovano davanti a un mercato del lavoro e a una società che non sembrano avere più spazio per loro. È proprio questo fenomeno che Raffaele Alberto Ventura analizza nel suo saggio Teoria della classe disagiata. Ma cosa significa essere parte della “classe disagiata”?

Secondo Ventura, la classe disagiata non coincide semplicemente con chi ha pochi soldi. È una classe culturale e sociale che ha creduto a una promessa: quella secondo cui impegno, studio e merito sarebbero bastati a garantirle riconoscimenti, prestigio e sicurezza economica. Questa promessa, però, si è rivelata fragile. I posti di lavoro stabili e ben remunerati sono pochi, il valore reale dei titoli di studio è diminuito, e la competizione è diventata feroce. Chi pensava di poter scalare facilmente la società scopre di dover lottare con strumenti che non bastano più.

Ventura descrive con precisione un fenomeno psicologico interessante: la disforia di classe. Non si tratta solo di sentirsi insoddisfatti o frustrati, ma di percepire uno scarto tra ciò che ci si aspetta dalla vita e ciò che la realtà offre. È la sensazione di sentirsi “più alti” culturalmente di quanto il mondo sia disposto a riconoscere, di aver accumulato titoli e competenze che non producono risultati concreti. Questo disagio può generare competizione interna tra pari, rincorsa a certificazioni e esperienze, e perfino ansia e malessere.

Ciò che rende la teoria di Ventura particolarmente interessante è il modo in cui spiega le cause di questa disforia. Non si tratta semplicemente di colpa dei giovani, né di una loro presunzione di privilegi. È il contesto sociale e culturale a creare aspettative illusorie: decenni di narrazioni sul merito e sul progresso individuale hanno fatto credere che chi studia e lavora duramente possa automaticamente raggiungere uno status elevato. Media, scuola e politici hanno contribuito a diffondere questa promessa, senza però poterla mantenere. Il risultato è che molti si sentono ingiustamente esclusi da ciò che consideravano un diritto.

Ventura, con il suo stile intelligente e ironico, smonta l’idea che basti un pezzo di carta per ottenere automaticamente prestigio o ricchezza. La scuola e la cultura restano valori importanti, ma non sono più strumenti garantiti per il successo sociale. L’istruzione diventa così un bene simbolico: serve a mostrare status e competenze, più che a garantire sicurezza economica o riconoscimenti certi.

Per rendere concreto questo concetto, si può fare un paragone con il romanzo La vita agra di Luciano Bianciardi. Anche lì i personaggi sognano una vita migliore e sentono l’ingiustizia della società, ma scoprono che il mondo reale richiede sacrifici che nessuna promessa sociale aveva garantito. Ventura prende spunto da queste esperienze per analizzare un fenomeno più ampio e contemporaneo: una generazione che, pur colta e motivata, si trova senza strumenti certi per affermarsi.

In conclusione, la Teoria della classe disagiata ci invita a riflettere su una contraddizione moderna: l’illusione di una meritocrazia perfetta e il mondo reale che non sempre la supporta. Comprendere questo fenomeno non significa criticare i giovani o accusarli di presunzione, ma riconoscere che il disagio che provano è spesso il risultato di promesse sociali irrealistiche. Ventura ci offre così una chiave per leggere con ironia, ma anche con lucidità, le difficoltà di chi oggi deve crescere e affermarsi in una società complessa e competitiva.

Bibliografia

Ventura R. A. (2017). Teoria della classe disagiata. Minimum Fax: Roma

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